la (falsa) crisi del corporate blog (parte III)
gen 31st, 2009 by admin
Un terzo contributo, meno catastrofista sulla questione Mandarina duck e corporate blog…
23 aprile 2007: vi parlavo dell’apertura del blog di Mandarina Duck. 14 gennaio 2009 Business and blog
comunica lo stand by del blog, comunicato dall’azienda stessa. Tra le
motivazioni il basso indice di gradimento (pochi commenti, pochi
abbonati ai feed, pochi utenti). Come afferma il mio amico Leo in un post
sullo stesso tema, per conoscere la blogosfera bisogna viverla, bisogna
capirla e bisogna avere grandi idee per uscire fuori dalla massa. Ma
non è di questo che voglio parlarvi.
La crisi dei corporate blog, va vista
con un occhio non superficiale. Il fatto che un corporate blog abbia
pochi commenti, pochi abbonati ai feed, pochi utenti non è di per sé un
indicatore negativo. Bisogna chiedersi perché questi dati sino così
bassi. La domanda è: qual è il tipo di relazione che l’azienda ha
impostato? Perché ha aperto un Blog? Ad essere in crisi non è il
leverage media che l’azienda decide di mettere in campo; ad essere in
crisi è il sistema di relationship che l’azienda continua a mettere in
campo. Utilizzo il verbo “continua” non a caso: pochi infatti hanno
capito che il rapporto con con i propri clienti deve basarsi su un
rapporto fiduciario in cui azienda e cliente sono posti sullo stesso
livello. Ciò permette di facilitare l’ascolto e la comprensione dei
bisogni e non solo lavorare in termini di database marketing o sulla
raccolta automatizzata dei dati dei consumatori, finalizzati entrambi
alla mera realizzazione di offerte specifiche di prodotti. Ciò ha
portato inequivocabilmente anche alla crisi del sistema CRM. Se
visitate il sito di carne al fuoco, di cui già parlavo
un anno fa, e guardate sia i dati statistici sia il modo in cui viene
gestita la relazione con la community che si è creata (è uno dei tanti
esempi), si può facilmente comprendere il perché di questa falsa crisi.
Nell’ambito della relazione, quindi, è necessario che le aziende
realizzino quel salto quantico per interpretare una realtà soggiacente
a quella oggettiva di ogni giorno, che rimane – altrimenti – nascosta
alla vista. In termini classici si chiama “capacità di vision”: la
realtà cambia a seconda del modo in cui uno sceglie di osservala.